GOSHINJUTSU

 Il Goshinjutsu è insegnato di solito nei Tai-kai ed in speciali seminari, insieme al jujutsu o al  Ninpotaijutsu. Nel Goshinjutsu sono inclusi anche molti kuden (gli insegnamenti segreti orali) in cui vengono spiegate molte strategie della psicologia e della fisiologia di tecniche di attacco e di difesa. Queste speciali tecniche vengono identificate anche con il termine Jissenjutsu (Abilità nel combattimento reale).
Nel Goshinjutsu è stata concepita, oltre all’insieme di tecniche, un efficace formulazione tattica che ha cambiato il concetto del combattimento negli ultimi decenni.
Sostenuto dalla sua lunga carriera nelle forze dell’ordine, il Maestro Iadanza Franco è uno dei massimi esperti di questa disciplina. Già istruttore di difesa personale (2° Livello MGA) e tecniche operative speciali della Polizia di Stato, ha svolto numerose dimostrazioni davanti ad altre forze di polizia europee le quali in più occasioni lo hanno voluto nelle loro sedi non solo per mostrare i metodi più pratici e persuasivi per fronteggiare un individuo, ma anche per educare i poliziotti ad una formazione che vada oltre la fase del conflitto.
I suoi insegnamenti, i suoi corsi e i suoi seminari uniti ai suoi video (vedi video per Istruttori di difesa personale della Polizia di Stato voluto dal Ministero dell’Interno), gli hanno dato il giusto riconoscimento della comunità marziale negli ultimi anni.
Nel Goshinjutsu il metodo di autodifesa e a 360 gradi; autocontrollo; sicurezza in se stessi e, soprattutto, stare all’erta di fronte un attacco.
Questo è il significato di “Goshin” . Questo è quello che il Maestro Iadanza insegna, e da questo il “risultato che  si deve raggiungere”.
Per il Maestro Iadanza questa è la definizione del suo lavoro focalizzato sull’autodifesa.
Nel Goshinjutsu, egli sviluppa un’evoluzione “molto personale”, dove le tecniche più semplici si spiegano in funzione di un obbiettivo presente: in primo luogo sopravvivere e, se è possibile, prevalere sull’aggressore.
Violenze, aggressioni, sopraffazioni: la storia quotidiana dell’umanità prescinde, purtroppo, dalle intenzioni dei migliori. E persino chi è animato dalla più sincera coscienza pacifica deve scontrarsi con una realtà che contraddice continuamente i principi etici. Aprite un qualsiasi quotidiano alle pagine di cronaca. Basterà una scorsa veloce per convincervi che subire una violenza può capitare a tutti, in qualsiasi momento.
Che fare, allora? Non vi chiediamo certo di “buttare a mare” i vostri principi etici. Anzi. Si racconta che Beniamino Franklin, al tavolo dell’Assemblea Costituente degli Stati Uniti d’America, appena liberatosi dal giogo inglese, si adirasse con un collega senatore. Il collega aveva così concluso - tra gli applausi – la sua retorica concione: <<perché là dove è la libertà, quello è il mio paese>>. Franklin battè il pugno sul tavolo e corresse: <<No! Là dove NON è la libertà, quello è il mio paese!>>. Gli applausi furono ancora più forti.
 I vostri principi, insomma, sono ancora più importanti laddove sono minacciati. Il Goshinjutsu non insegna a “picchiare”, non vi trasforma in “giustizieri della strada”, né poggia sulla massima biblica “occhi per occhi”, “dente per dente”. Il Goshinjutsu, al contrario, intende semplicemente darvi una mano per evitare le violenze; innanzitutto con una grande attenzione agli atteggiamenti preventivi.
Troppo spesso (soprattutto nelle scuole) lo si evidenzia dai media sono i più deboli a soccombere alle prepotenze altrui. In questi casi le violenze subite non rappresentano l’unica ingiustizia. C’è un’altra profonda ingiustizia, conseguenza della prima; un’ingiustizia che si protrae nel tempo, come una cicatrice eterna: il fatto, cioè, che le vittime debbano troppo spesso convivere con la paura, con l’insicurezza, con una scarsa fiducia in se stessi, il che finisce con l’avvelenare la loro vita di tutti i giorni. Con il sistema Goshinjutsu vogliamo far si che la paura, l’insicurezza e la sfiducia scompaiano. E assieme ad esse scomparirà gran parte dei potenziali rischi di subire un’aggressione.
Il Goshinjutsu è una “filosofia” più che una disciplina marziale . Una filosofia per tutti, ma adatta specialmente alle “vittime predestinate” di questa società che, assieme a tante luci, presenta anche troppe ombre.
Per questi soggetti “a rischio” (riferito soprattutto alle donne, le più esposte alle violenze di tutti i giorni) imparare la filosofia e le tecniche della difesa personale non servirà soltanto nell’eventualità di una loro applicazione pratica: servirà, soprattutto, sotto il profilo psicologico; servirà a restituire quella tranquillità e quella fiducia in sé che sono il bene più prezioso (e più minacciato) per la stessa qualità della vita.
E’ proprio questo l’auspicio che il Maestro Iadanza ed i suoi Istruttori intendono dare: a voi, che vi avvicinate per la prima volta alla filosofia del Goshinjutsu, la possibilità di rispondere con efficacia alla prossima aggressione di cui sarete vittime.
Ma forse (è proprio questo il nostro augurio) non avrete mai occasione di applicare concretamente le tecniche apprese: è certo, tuttavia, che troverete fiducia e serenità, in una nuova consapevolezza del vostro corpo e della vostra mente. Ecco: alla fine dell’avventura (la più bella e la più preziosa che possa capitare ad un essere umano) troverete voi stessi.

Autodifesa
nozioni giuridiche

Il nostro sistema giuridico garantisce ad ognuno il diritto alla legittima difesa, che è considerata una “sciminante”.
Il che vuole dire che persino un omicidio può essere lecito se commesso per proteggere la propria vita.
Ma la legittima difesa è ammessa dal codice con un limite preciso: la reazione, cioè, deve essere proporzionata all’offesa; altrimenti l’eccesso di difesa potrebbe configurare una fattispecie di delitto colposo.
Facciamo un esempio concreto: se subite un tentativo di scippo, siete certamente autorizzati a difendervi, ma senza procurare lesioni gravi (o addirittura la morte) al malcapitato scippatore.
Non ci sarebbe proporzione fra il diritto minacciato (quello di proprietà) e il diritto leso dalla reazione (quello all’integrità fisica).
Così recita l’articolo 52 del Codice Penale:
<<Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro un pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa>>.
In questo articolo ci sono altre parole chiave, oltre a “difesa proporzionata all’offesa”.
Sono le seguenti: pericolo attuale di un’offesa ingiusta. Sia pure sinteticamente, cercheremo di chiarirle bene.
Pericolo: Il legislatore intende dire che l’offesa deve essere soltanto minacciata, non già realizzata. Altrimenti saremmo di fronte alla vendetta, alla ritorsione. Facciamo degli esempi concreti. Venite aggrediti: per evitare il pericolo di danni fisici alla vostra persona, colpite l’aggressore procurandogli la frattura del setto nasale. Non siete punibili di “percosse” e “lesioni personali” (anche se il fatto in sé configurerebbe queste fattispecie di reati) perché avete agito in una situazione di “pericolo”. Immaginiamo adesso un’altra situazione.
Venite ingiustamente aggrediti e malmenati. Poche ore dopo, incontrate nuovamente il vostro aggressore e questa volta siete voi a picchiare lui. Qui non si tratta di legittima difesa, perché, pur essendoci l’offesa ingiusta, non c’è l’elemento del pericolo (giacchè l’offesa è già stata realizzata). A posteriori, insomma, non potete farvi giustizia da soli.
Attuale: Il pericolo deve essere attuale: cioè reale e immediato.
Non può essere “ipotetico” o “eventuale”. Perché la reazione si configuri come legittima difesa, insomma, deve interrompere una concatenazione di eventi che (senza la reazione stessa) produrrebbe la lesione del diritto.
Un esempio concreto chiarirà come il concetto dell’attualità riguardi anche le armi (improprie o meno) che ciascuno di noi potrebbe usare per difendersi da una eventuale aggressione.
Se venite aggrediti in una macelleria da un aggressore armato, potrete certamente impossessarvi del coltello da macellaio per difendervi… Ma non potete portarvi appresso quello stesso coltello ( né tanto meno una pistola) senza apposite autorizzazioni. Non vale invocare – per la detenzione di armi – la legittima difesa “eventuale”, proprio perché manca l’attualità del pericolo.
Offesa ingiusta: Qui va precisato che l’offesa ingiusta è tale quando si concretizza in un comportamento contrario alle leggi. Il criterio per valutare l’ingiustizia, insomma, è oggettivo, e prescinde dalla percezione e dalle personali concezioni morali dei soggetti coinvolti.
Torniamo adesso al concetto di “eccesso di difesa”. Così recita l’articolo 55 del Codice Penale: <<Quando nel commettere alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 51, 52, 53, 54 (sono gli articoli che si occupano delle “scriminanti”, tra cui art. 52 – la legittima difesa; ndr) si accedono colposamente i limiti stabiliti dalla legge e dall’ordine dell’autorità, si applicano le disposizioni concernenti i delitti colposi se il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo>>.
Questo, naturalmente, non è un manuale di diritto.

La filosofia del Goshinjutsu

<<Il nemico da battere è dentro di noi, Le arti marziali non significano violenza, ma conoscenza di se stessi>>.
Con questa premessa il Maestro Franco Iadanza ama esordire nelle sue lezioni. Intendiamoci: se imparerete le tecniche di Goshinjutsu, non diventerete per questo esperti di gnoseologia; più semplicemente migliorerete il rapporto con voi stessi e con il mondo. Quello che viene insegnato nella Shibukan Goshinjutsu, in definitiva, è una filosofia pratica per la qualità della vita. Per illustrare la natura essenzialmente pacifista di questa filosofia, fondata sul concetto di prevenzione, sarà sufficiente un’altra citazione del Maestro: <<Se mi accorgo che qualcuno mi guarda con odio, non reagisco. Mi limito a fissarlo negli occhi, avendo cura di non trasmettergli alcuna sensazione d’ira o di paura. E il combattimento, prima ancora di cominciare, è già finito>>.

Dignità filosofica della fuga

<<Una vigile e provvida paura è la madre della sicurezza>>. (Edmund Burke)
Si racconta che Demostene, rimproverato per essere fuggito da una battaglia, così replicasse: “ Chi fugge può combattere un’altra volta”. Parafrasando il noto proverbio sull’asino e sul professore, potremmo dire: è meglio un vile vivo che un eroe morto.
Ma questa parafrasi, in effetti, è sbagliata: non può dirsi “vile” chi riesce ad evitare un rischio inutile; sarà il caso, piuttosto, di definirlo “saggio”. Non permettete mai, dunque, che un “deviato” senso dell’orgoglio vi impedisca di sottrarvi a un pericolo . La cosa è diversa, naturalmente, qualora la vostra fuga lasciasse in balia degli aggressori altri innocenti indifesi: in questa ipotesi correre dei rischi avrebbe certamente un senso, e non sarebbe affatto inutile.
Spero che questi insegnamenti echeggino sempre nei vostri cuori

 
 
   

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